Analisi del testo: La lirica femminile del Cinquecento

Introduzione

Il sonetto che segue apre la raccolta che Colonna inviò a Michelangelo e segna il passaggio definitivo dalla poesia vedovile per il marito defunto a quella successiva di riflessione spirituale. L’io lirico ricerca l’ispirazione per la sua nuova poesia, scartando le fonti d’ispirazione della poesia classica e individuando negli elementi della scena sacra della Passione, ossia nella meditazione spirituale sul sacrificio di Cristo, gli strumenti del suo scrivere. 

Poi che ’l mio casto amor gran tempo tenne

l’alma di fama accesa, ed ella un angue

in sen nudrio, per cui dolente or langue

volta al Signor, onde il rimedio venne,

 

i santi chiodi omai sieno mie penne,

e puro inchiostro il prezioso sangue,

vergata carta il sacro corpo exangue,

sì ch’io scriva per me quel ch’Ei sostenne.

 

Chiamar qui non convien Parnaso o Delo,

ch’ad altra acqua s’aspira, ad altro monte

si poggia, u’ piede uman per sé non sale;

 

quel  Sol  ch’alluma gli elementi e ’l Cielo

prego, ch’aprendo il Suo lucido fonte

mi porga umor a la gran sete equale.

Parafrasi

Dato che il mio amore casto tenne la mia anima accesa di desiderio di fama per lungo tempo, e che essa nutrì un serpente in sé stessa, per il cui motivo ora, addolorata, si consuma rivolta a Dio, da cui giunse il rimedio. I santi chiodi [con cui Cristo fu crocifisso] ormai siano le mie penne e il prezioso sangue [di Cristo] il mio inchiostro, e il sacro corpo senza vita la carta per scrivere, cosicché io possa scrivere ciò che Egli sopportò. In questa sede, non serve invocare il monte Parnaso o l’isola di Delo [rispettivamente, luogo di culto delle Muse poetiche e luogo di nascita di Apollo, dio della poesia], perché si aspira ad una diversa sorgente, ci si poggia su un diverso monte, dove un piede umano non riesce a salire da solo. Prego quel Sole che illumina il Cielo e tutte le cose che aprendo la Sua luminosa sorgente mi porga una quantità d’acqua adeguata alla mia grande sete.

 

Metrica e stile

Il testo è un sonetto con schema metrico ABBA ABBA CDE CDE e presenta rime difficili e dal suono duro (angue : langue : sangue : exangue) e tanti enjambements (vv. 1, 2, 3, 10, 12) che spezzano l’andatura ritmica del componimento. La sintassi, come spesso nella poesia di Colonna, è complessa e inarcata, ricca di inversioni ed incisi. Queste caratteristiche stilistiche ben si prestano ad esprimere l’argomento penitenziale del componimento. Da un punto di vista retorico, si possono notare l’insistenza su parallelismi (chiodi : inchostro : carta e penne : sangue : corpo, vv. 5-7) e ripetizioni (‘ch’ad altra acqua s’aspira, ad altro monte’, v. 10) e la costruzione di un fitto tessuto metaforico che sostiene il nuovo orizzonte valoriale della poesia spirituale (il serpente come peccato, gli elementi della passione come strumenti dello scrivere, l’acqua e la luce divina come inspirazione).

 

Spunti di riflessione

Il testo, in apertura della raccolta per Michelangelo, costituisce il proemio alla nuova poesia spirituale di Colonna. Allo stesso tempo, il testo chiude anche l’esperienza precedente, definendo il pur casto amore per il marito e il desiderio di fama letteraria un serpente che cresce in seno all’anima e dunque, secondo la metafora biblica, una fonte di peccato. La metafora del sole, invece, tanto usata nella precedente poesia vedovile per rappresentare l’amato, è ora impiegata per indicare Dio come sorgente di luce divina che permetterà di scrivere poesia spirituale.

Qual è il significato di questa riscrittura? Perché Colonna abbandona la sua concezione di amore neoplatonico che conduce a Dio per una soluzione più religiosa? Quale nuovo ruolo assegna Colonna alla poesia?

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Analisi del testo: Il giardino come luogo di riappropriazione dell’identità femminile