Analisi del testo: Il giardino come luogo di riappropriazione dell’identità femminile

  1. Analisi: Il merito delle donne di Moderata Fonte

Mentre passeggiano per il giardino di Leonora, le interlocutrici si imbattono in una bellissima fontana raffigurante le statue di sei donne, ognuna ritratta accanto ad un animale o un simbolo, e tutte accompagnate da una scritta o motto. La discussione sui vizi maschili inizia subito dopo l’episodio della fontana.   

E così caminando di luogo in luogo, pervennero ad una bella fontana, che era nel mezo di questo giardino fabricata, con sì rara e diligente maestria che è impossibile a raccontarlo. Per ciascuna facciata e da’ canti di questa fontana era una figura di donna bellissima in piedi, coi capei intrecciati, dalle cui mammelle scarutivano[1] ad arte, come da doppia fonte, abbondantissime acque chiare, fresche e dolci[2]. Ciascuna di queste donne aveva in capo una ghirlanda di lauro[3] e nella sinistra mano un ramiscello d’oliva[4], intorno il quale un picciol breve con aperte lettere si avvolgeva e nella destra portavano diverse imprese[5]. Percioché una di esse vi aveva un Armellino[6] bianchissimo, che si teneva sopra la spalla, allargandolo dal petto per non bagnarlo e il moto, che nella sinistra portava, aveva questo verso:

Prima morte, che macchia al corpo mio[7].

L’altra si arrecava nella dritta mano la Fenice[8], che unica vive al mondo e nella manca[9] aveva scritto:

Sola vivomi ogn’or, muoio e rinasco.

La terza portava un Sole[10] e diceva il moto:

Solo porgo a me stesso e ad altri luce.

La quarta sosteneva una Lucerna[11] nel cui lume vedevasi una picciola farfalla accesa e distrutta e il breve esponeva questa sentenzia:

Vinta da una bella vista, io stessa m’ardo.

La quinta aveva per impresa un Persico[12] con la foglia pur di persico e un verso che diceva:

Troppo diverso è da la lingua il cuore.

Ma la sesta portava un Cocodrillo[13] e il breve diceva così:

Io l’uomo uccido e poi lo piango morto.

Avevano oltre di ciò queste figure scritto in fronte una lettera per ciascuna e la prima ci aveva un A, la seconda una T, la terza una S, la quarta un H, la quinta una I, la sesta una M. E il tutto era così bene distinto e così divinamente lavorato che pareva più tosto cosa viva e naturale, che finta e fatta con artificio[14]. E mirando e lodando or questa, or quella cosa del bel giardino, con molto piacer e con altrettanta meraviglia, disse Adriana a Leonora:

«Deh, che paradiso è questo Leonora, che avete in questo mondo? E a chi non piacerebbe lo starvi?».

«Parmi - soggiunse Cornelia - che per esser questo un paradiso dove si apparecchia da mangiar e da bere, noi vi avremo da tornar più di tre volte». E ciò

disse perché in quello le serve di Leonora eran venute di suo ordine con vini delicatissimi e frutti e confezioni da rinfrescare la compagnia. Allora rispose Leonora:

«M’incresce che non siate venute inanzi e vi venisse perciò almanco voglia di

tornarvi spesso[15]».

«Non ce lo dite troppo - disse Lucrezia - che ‘l luogo è tale, che ci sarà avantaggio il venirvi[16]».

«Avete tralasciato di dir il meglio - disse Corinna-. Voi non dite che fra le altre sue grazie, egli vi ha questo, che non vi sono uomini».

Le statue

Le sculture ritraenti delle donne bellissime simboleggiano nuovamente uno dei temi principali del testo, cioè l’affermazione della donna come creatura razionale e intelligente e non come solo legata alla sua sessualità. Le corone d’alloro che esse indossano offrono un tributo alla scrittura femminile, elevando sia il lavoro dell’autrice stessa, sia quello delle scrittrici in generale, al livello della grazia poetica. Le piante e gli animali che circondano queste figure rappresentano simboli di castità ed indipendenza, e invitano le donne a guardarsi delle false lusinghe e delle bugie degli uomini. I getti d’acqua che escono dai seni delle statue simboleggiano la fertilità intellettuale, non solo la fertilità fisica come era convenzione nei giardini rinascimentali e manieristi. Infine, la sensualità che pervade il giardino nel romanzo cavalleresco e nel poema epico qui si perde completamente: le uniche figure vagamente sensuali sono le statue, immobili e inanimate. Le protagoniste, seppur alcune di loro siano caratterizzate da grande bellezza, non vengono per niente prese come simboli sensuali ma come agenti pensanti e dotati di una voce. Anziché luogo per esprimere la passione amorosa, il giardino di Fonte diventa il sito in cui le interlocutrici si chiedono perché gli uomini non amano le donne.

 

L’assenza di uomini

Come dice Corinna alla fine del passaggio, la qualità migliore del giardino è che al suo interno non ci sono uomini: la sua localizzazione strategica permette alle dame di dibattere sulla tirannia patriarcale senza rischiare di essere spiate. Lo spazio circoscritto non è più claustrofobico, ma protettivo: nonostante il giardino sia chiuso tra il perimetro della villa ed i canali circostanti, l’autorità maschile non vige in alcun modo su di esso, anzi, la chiusura permette alle interlocutrici di discorrere in tranquillità. Come afferma Adriana, il giardino diventa un “paradiso”, un altro “mondo”: esso diviene dunque il sito ideale per iniziare una discussione sui pregi del sesso femminile.

 II. Analisi: L’Oceano di Alessandro Tassoni

Gli estratti che seguono provengono dal poema epico L’Oceano (primo XVII secolo) di Alessandro Tassoni, lasciato incompiuto con poco più di un canto. La storia narra il viaggio di Cristoforo Colombo verso l’America; a seguito di una tempesta, lui e la sua ciurma naufragano su un’isola bellissima, abitata da ninfe sensuali. Le ottave 26-27 descrivono l’arrivo dei marinai sull’isola:

Quivi il Colombo entrò con le sue navi,

E stanza[17] vi trovò dolce ed amena,

Praticelli, boschetti, aure soavi,

Fonti, rivi, e d’amor la terra piena;                        204

Fiorite l’erbe e gli arboscelli gravi

Di frutti[18], e intorno una continua scena;

E tra le frondi augelli e per le valli,

Persi, verdi, vermigli, azzurri e gialli.                    208 

 

Ma non s’offerse cosa a riguardanti

Più gradita da lor, nè più gioconda[19],

Ch’ un vezzoso drappel di Ninfe erranti,

Che gían danzando infra le piagge e l’onda[20]:      212

Come alzaron la vista ai naviganti,

S’imboscar tutte alla più chiusa fronda[21];

Solo ritenne il piede[22] una di loro,

E dall’arco avventò due strali[23] d’oro.                   216

  1. Come si presenta l’aspetto dell’isola? Come si rapporta il paesaggio alla presenza delle ninfe?

Colombo, indispettito dall’aspetto dell’isola e dalla presenza delle ninfe, esorta i suoi compagni a proseguire il viaggio e a non lasciarsi ammaliare dai piaceri fisici che essa offre; essi, tuttavia, non gli danno ascolto e decidono di rimanere. Colombo parte ma poco dopo decide di tornare indietro; una volta rientrato sull’isola, i suoi compagni gli raccontano cosa è avvenuto al calar del sole (ottave 67-71). 

Quel dì, Signor, che ’n alto mar spiegando                  

Le vele di partir festi sembianza[24],

Stemmo tutta la notte amoreggiando

Fra le ninfe leggiadre in festa e ’n danza.                     532

Ogni tristo pensier fuggito in bando

N’era in sì bella e sì gioconda stanza;

Godevamo ugualmente, e n’era avviso

D’esser trasumanati[25] in Paradiso.                             536

 

Ma poi che il Sol nell’Ocean s’immerse[26]

E fu la luce sua del tutto estinta,

Ombra caliginosa[27] ne coperse

Di spaventose immagini dipinta;                               540

Nè mai sì fiera illusion s’offerse

All’agitato Oreste[28] e d’orror cinta,

Che s’agguagliasse a quella, onde la notte

Ne furo il sonno e le speranze rotte.                            544

 

Di rauche trombe e di tamburi il suono

L’orecchie ad or ad or ne percotea:

Or tremava la terra, or s’udia il tuono

De’ lampi, or del furor della marea,                           548

Parean fuggir le fere[29] in abbandono,

E ’n vece delle ninfe a noi parea

Ch’uscissero giganti e mostri ascosi,

Orribili, tremendi e spaventosi[30].                               552

 

Nè le sembianze lor del lutto vane[31]

Erano ai sensi oppressi e conturbati;

Ma d’urti fieri e di percosse strane

Sentimmo i colpi da diversi lati;                                 556

E le piagge vicine e le lontane

Mugghiar d’urli feroci e di latrati:

Così senz’aver mai riposo un’ora

Fummo agitati in fin ch’uscì l’Aurora.                        560

 

Quando alfin l’alba in Orìente apparve,

E le sue stelle in ciel la notte ascose,

S’ascosero e fuggir tutte le larve[32]

E le finte bellezze insidìose;                                        564

Frutti, fior, fronde, ogni delizia sparve,

Gli ameni prati e le selvette ombrose,

E l’Isola restar vedemmo piena

D’orridi sassi e d’infeconda arena.                             568

  

2. Che cosa succede al calar del sole?

3. Che cosa succede alle ninfe? Come si rapporta il loro cambiamento con il nuovo paesaggio dell’isola?

4. Quali somiglianze e differenze si notano con il giardino di Fonte, descritto nella sezione precedente?

[1] Dalle cui mammelle scaturivano…: dai seni della statua zampillavano fiotti d’acqua.

[2]  Acque chiare, fresche e dolci: eco del sonetto 126 del Canzoniere di Petrarca, il cui primo verso recita “chiare, fresche et dolci acque”. In questa e in varie altre occasioni Fonte sfoggia la sua conoscenza precisa degli autori di maggiore rilievo, sia classici che contemporanei.

[3] Ghirlanda di lauro: una corona d’alloro, il simbolo della gloria poetica.

[4] Ramiscello d’oliva: il ramo d’ulivo era un simbolo di pace e armonia.

[5] Imprese: motti, iscrizioni.

[6] Armellino: l’ermellino era un simbolo di castità.

[7] Prima morte, che macchia al corpo mio: l’iscrizione significa che è meglio morire piuttosto che perdere la virginità contro la propria volontà. Il motto riflette un pensiero comune nel Rinascimento, che vedeva il sacrificio della donna della propria vita come unico rimedio alla perdita dell’onore a cui sussegue una violenza. Questo deriva dal mito romano di Lucrezia, che si tolse la vita a seguito della violenza subita da Sesto Tarquinio.

[8] Fenice: simbolo di rinascita e di solitudine.

[9] Manca: sinistra.

[10] Sole: il sole era più comunemente un simbolo maschile.

[11] Lucerna: lanterna.

[12] Persico: albero di pesco.

[13] Cocodrillo: simbolo di ipocrisia.

[14] Con artificio: artificialmente.

[15] M’incresce… spesso: Mi dispiace che non siate venute qui prima e spero che avrete voglia di tornare qui presto.

[16] Non…il venirvi: non serve che ci convinciate, perché il luogo è così bello che vorremo certamente tornare spesso.

[17] Stanza: luogo.

[18] Gravi di frutti: pieni di frutti.

[19] Gioconda: lieta, che arreca gioia e piacere.

[20] Infra… l’onda: tra la spiaggia e il mare.

[21] S’imboscar… fronda: quando vedono i marinai, le ninfe scappano e si nascondono tra gli alberi.

[22] Ritenne il piede: si fermò.

[23] Strali: frecce.

[24] Spiegando…sembianza: spiegando le vele a mo’ di festa.

[25] Trasumanati: “elevarsi oltre i limiti della natura umana per attingere la natura divina” (Treccani). I marinai credono di essere giunti in paradiso.

[26] Ma…s’immerse: al tramonto.

[27] Caliginosa: tenebrosa, oscura.

[28] Oreste: nel mito greco, Oreste assiste da bambino alla morte del padre; la sorella Elettra lo avvolge in delle fasce ricamate con immagini di fiere per proteggerlo dall’amante della madre, che intende eliminare tutti gli eredi. Da adulto, Oreste ucciderà la madre per vendicare la morte del padre, avvenuta a mano sua e dell’amante. Le versioni discordano sullo sviluppo successivo alla vicenda, ma l’eroe viene spesso associato alla follia a seguito del senso di colpa per il matricidio.

[29] Fere: animali selvatici.

[30] E invece…parea: metamorfosi delle ninfe, che da donne attraenti si trasformano in mostri spaventosi.

[31] Vane: prive di realtà, illusorie.

[32] Larve: spettri, fantasmi, ombre.

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Analisi del testo: Moderata Fonte e Lucrezia Marinella in difesa di Eva

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Analisi del testo: La lirica femminile del Cinquecento