Analisi del testo: Moderata Fonte e Lucrezia Marinella in difesa di Eva
Tra i contributi più significativi de Il merito delle donne (1600) di Moderata Fonte e La nobiltà et l’eccellenza delle donne (1600) di Lucrezia Marinella vi è l’interpretazione protofemminista della Genesi, il libro biblico che più di ogni altro è stato usato per attestare l’innata inferiorità del genere femminile e per legittimarne la sottomissione. Da Tertulliano a Tommaso d’Aquino, sono numerosi i teologi che hanno individuato in Eva la radice di tutti i mali, ostacolando quindi la partecipazione paritaria delle donne nella Chiesa e nella società. Soprattutto all’interno della querelle des femmes, il mito della Creazione funse spesso da forte atto d’accusa contro le donne, giustificando la loro subordinazione attraverso l’autorità divina. Dalla condanna di Eva sono derivate altre importanti squalifiche per tutte le sue “figlie:” poiché le parole di Eva tentarono Adamo, all’ intero genere femminile venne soventemente proibito insegnare e predicare – un divieto biblico (1 Tim 1:11-12) sancito anche dal diritto canonico. Attraverso l’esegesi scritturale, Il merito delle donne e La nobiltà et l’eccellenza delle donne creano una nuova cornice di significato per elevare il sesso femminile più vicino a Dio, stabilendo che le donne possono essere virtuose e addirittura dotate di doni spirituali superiori a quelli degli uomini. Seguendo i loro ragionamenti fino alla loro naturale conclusione, è chiaro che Moderata Fonte e Lucrezia Marinella stiano suggerendo che il dominio patriarcale non è conseguenza della volontà divina ma, al contrario, frutto del peccato.
Testi:
Moderata Fonte, Il merito delle donne: ove chiaramente si scuopre quanto siano elle degne e più perfette de gli uomini, a cura di Adriana Chemello (Mirano: Editrice Edios, 1988).
“Sono nati inanzi di noi – rispose Corinna – non per dignità loro, ma per dignità nostra; poiché essi nacquero dell’insensata terra perché noi poi nascessimo della viva carne e poi, che rileva quel nascer inanzi? Prima si gettano le fondamenta in terra di niun valore o vaghezza, e sopra vi s’ergono poi le sontuose fabriche, con gli adorni palagi; in terra si nutriscono prima vili semente, donde poi s’aprono i soavissimi fiori […]. E di più si sa che Adamo primo uomo fu creato nel mondo nei campi Damasceni, dove la donna per maggior sua nobiltà, volse Dio crearla nel Paradiso terrestre; e noi siamo loro aiuto, onor, allegrezza e compagnia; ma essi conoscendo molto bene quanto vagliamo, invidendo al merito nostro, cercano distruggerci” (p. 26).
Elena: “Chi fu cagion della nostra perdizione, salvo che Eva, che fu prima donna?”.
“Anzi fu Adam – rispose Corinna – poiché ella a buon fine desiderosa d’intender la scienza del ben e del male si lasciò trasportar a gustar del vietato frutto. Ma Adam non per ciò mosso, ma per avidità e per gola, udendo dirle ch’era saporito, lo mangiò, che fu peggior intenzione e più spiacque. E per ciò si trova che non subito, che Eva peccò, Iddio li scacciò del Paradiso, ma dopo che Adam le ebbe disobedito, di modo che per Eva non si mosse e per Adam immediate dette ad ambi il meritato castigo, che fu ed è comune a tutti noi altri” (p. 56).
Lucrezia Marinella, La nobiltà et l’eccellenza delle donne: et i difetti, e mancamenti de gli huomini. Discorso di Lucrezia Marinella in due parti diviso (Venezia: Giovanni Battista Ciotti, 1600) pp. 44-45.
Resta ch’io risponda alle ragioni leggierissime d’alcuni. E la principale che costoro adducono è che Eva fu cagione del peccato di Adamo, e per conseguenza della ruina, e miseria nostra. Io rispondo che Eva non indusse Adamo in alcun modo a peccare, ma credo che più tosto semplicemente li proponesse il mangiar del vietato pomo. E però non si legge nella Bibbia, ch’ella, o con preghi, o con pianto, o con sdegnose parole a ciò lo spingesse; ma più tosto per via di consiglio credo io ch’ella li domandasse se fosse buono il mangiar di quello così nobile frutto, poi che si renderebbono oltre modo grandi, e eccellenti, non sapendo però ella che il mangiarlo fosse peccato, ne meno conoscendo che il serpente che a lei promise quella grandezza fosse il Diavolo, come par ch’accenni San Tomaso: onde s’ella non lo conobbe, ne ebbe da Dio commandamento alcuno, che non ne dovesse mangiare, perché vorremo noi dire ch’ella peccasse? Supponendo il peccato qualche cognizione antecedente.
Ma ben peccò Adamo, che trasgredì il comandamento di Dio, avendolo prima fatto avvertito che non ne dovesse mangiare, e che il peccato fosse d’Adamo lo dimostra chiaramente la pensa e il castigo datoli: Onde ordinò l’antica legge che i maschi si circoncidessero per l’error commesso. E però il peccato originale più dipende da l’uomo che dalla donna.
E anco lo mostrò l’istesso Dio, il quale disse: Adam, ubi es. E non chiamò Eva, e lo chiamò per riprenderlo del commesso error; segno manifesto che egli fu quello che commise il peccato, e non la donna: e se ella ne fu cagione, fu per ignoranza, non sapendo di peccare: ma l’uomo peccò per sicura e certa cognizione.
E se così è, come veramente è, io non so trovare la cagione perché gli uomini attribuiscano alla donna il principio d’ogni nostra miseria, s’io non dico, che sia cieche nottole al lucido Sole della verità: perciocché se ad alcuno si dovesse attribuire il peccato, perché prima incominciasse, si darebbe tutta la colpa a Lucifero, come quello che persuase con promissioni grandi, con menzogne, e mentite larve a mangiare il vietato pomo: e poco importa se la donna fu persuasa, e non l’uomo; che non fece egli questo credendo, come dicono alcuni: perché ella fosse più facile a crederli del maschio, anzi perché la conobbe più difficile a piegarsi, e più nobile volse prima tentar lei; perciocché chi vince il più potente e valoroso, non teme il minore e impotente.
Però dice San Bernardo che vedendo e considerando il Diavolo la mirabile e singolare bellezza della donna, mosso da invidia, messe ogni sorte di studio per ottenere quel che desiderava. Onde mi meraviglio che miei cari fratelli non dicano che la bellezza di Eva fu cagione d’ogni male. Raggioni troppo leggieri, e lontane dalla verità; ma pur, come quelli, che hanno poco sale in zucca, stanno sempre più in false opinioni rigidi, e pertinaci.
Io potrei anco dire supponendo che avessero in qualche parte ragione, che se una donna è stata cagione d’errore, è venuta poi la gran Regina del mondo, che ha scancellato in tutto e per tutto il peccato commesso; però disse il Petrarca nella Canzon della Vergine.
“E fra tutti i terreni altri soggiorni
Sola tu fosti eletta
Vergine benedetta,
Che ‘l pianto d’Eva in allegrezza torni.”
Versò certamente Eva infinite lagrime, per l’errore commesso dal suo marito Adamo, ancor che in questo luogo si potesse intendere tutta la generazione umana. Ma voglio lasciar il ragionamento della sacra scrittura, e discendere a ragioni più communi, e a mio giudizio più leggieri.
Domande:
Riassumi le argomentazioni a favore di Eva formulate da Moderata Fonte e Lucrezia Marinella.
Quali sono le somiglianze e differenze tra questi passaggi?
In che modo Moderata Fonte e Lucrezia Marinella interagiscono con il testo sacro?
Come si oppongono alle interpretazioni patriarcali della Bibbia?
Come sfruttano il linguaggio religioso per articolare nuove idee sul ruolo della donna nella società?
Che tipo di fonti utilizzano e citano?